Zucchet Disinfestazioni Roma https://zucchet.eu Zucchet Disinfestazioni Roma Thu, 19 Dec 2019 12:26:34 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.4 Blatta Americana https://zucchet.eu/disinfestazione-blatte-e-scarafaggi/blatta-americana/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=blatta-americana https://zucchet.eu/disinfestazione-blatte-e-scarafaggi/blatta-americana/#respond Thu, 19 Dec 2019 12:22:46 +0000 https://zucchet.eu/?p=601 La blatta americana (Periplaneta americana) è un insetto blattoideo della famiglia Blattidae. È uno degli insetti infestanti più comuni nelle aree urbane di tutto il mondo ed è la specie di blatta più grande tra quelle che condividono gli ambienti di vita con l’uomo. Descrizione La blatta americana ha un colore marrone rossastro, leggermente giallognolo lungo il margine dello scudo del pronoto, che chiude un’area centrale […]

L'articolo Blatta Americana proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
La blatta americana (Periplaneta americana) è un insetto blattoideo della famiglia Blattidae. È uno degli insetti infestanti più comuni nelle aree urbane di tutto il mondo ed è la specie di blatta più grande tra quelle che condividono gli ambienti di vita con l’uomo.

Descrizione

La blatta americana ha un colore marrone rossastro, leggermente giallognolo lungo il margine dello scudo del pronoto, che chiude un’area centrale marrone scuro. È un insetto di dimensioni notevoli, variabili da 34 a 53 mm (in media 40 mm). Come in tutte le blatte, la femmina presenta un addome più largo rispetto al maschio. Le ali sono ben sviluppate in entrambi i sessi: nel maschio più lunghe dell’addome, nella femmina di pari lunghezza.
L’ooteca ha un colore variabile tra il rosso scuro e il marrone scuro, è lunga circa 8 mm e larga 5. Presenta dei solchi di suddivisione che non arrivano a metà larghezza e generalmente può contenere fino a 16 uova distribuite metà su ogni lato.
Nei primi stadi ninfali, che son molto difficili da vedere, la colorazione è uniformemente marrone grigiastra sul lato dorsale e più chiara e lucida ventralmente. I cerci sono sottili, distintamente assottigliati dalla base verso l’estremità e circa 5 volte più lunghi che larghi. Gli stadi ninfali più avanzati sono di colore marrone rossastro con i margini laterale e posteriore del torace e le aree laterali dei segmenti addominali un po’ più scuri. Le antenne sono di colore uniformemente marrone.

Biologia

La blatta americana è un volatore modesto e raramente vola. Inoltre è un mediocre arrampicatore e la maggior parte delle volte lo si può vedere per terra. Può facilmente spostarsi su superfici ruvide, come legno o blocchi di cemento, ma non riesce ad arrampicarsi su muri o altre superfici lisce. Se si trova uno scarafaggio su un mobile (es. tavolo, sedia) è molto probabile che vi sia arrivato cadendo dall’alto di un soffitto, dopo aver perso la presa. Questi insetti hanno però delle capacità corsorie notevoli e riescono a spostarsi molto velocemente a terra. Generalmente sono attivi nelle ore notturne; vederli alla luce del giorno presuppone l’esistenza di una notevole infestazione. Infatti in tali orari solitamente riposano in zone oscure e riparate. Istintivamente rifuggono la luce: infatti, se di sera si accende improvvisamente l’interruttore della luce in un locale infestato, si vedranno le blatte, che stavano liberamente scorrazzando, precipitarsi fulmineamente nelle zone più riparate ed oscure della stanza.

Dieta

Dal punto di vista alimentare P. americana è una specie onnivora e opportunistica. Questi scarafaggi si nutrono generalmente di materia organica in putrefazione, ma mangiano praticamente qualsiasi cosa. Preferiscono le sostanze dolci e sono ghiotti di liquidi fermentati, tanto da essere stati trovati anche in bottiglie di birra semivuote. Tra i loro alimenti vi sono: carta, scarpe, capelli, pane, frutta, rilegature di libri, pesce, arachidi, riso, sakè, pelle animale, stoffa e insetti morti.

Ciclo vitale

Le ooteche contengono fino a 16 uova, con una media di 10, e vengono depositate e cementate su superfici vicine a fonti di nutrimento o lasciate cadere in crepe. La femmina non depone la capsula delle uova appena questa è formata, ma la può portare con sé, come un corpo che sporge posteriormente dal suo addome, per un periodo che varia tra qualche ora e 4 giorni. Le uova si schiudono in circa due mesi, e raggiunge la maturità con 13 mute in circa 6 mesi. La femmina può produrre 12-14 ooteche che schiudono dopo 1-1,5 mesi. Il potenziale della specie è alto, se non viene frenato dal freddo invernale. Lo sviluppo si compie in un periodo di durata variabile tra 5 e 15 mesi in relazione alle condizioni di temperatura e umidità. Gli stadi giovanili passano attraverso 7-13 mute e gli animali adulti possono vivere anche più di un anno. In allevamenti di laboratorio raggiungono anche i 2-3 anni di età. Diversi cicli, durante l’anno si accavallano ed è quindi possibile trovare contemporaneamente adulti, neanidi e ninfe di ogni età, nonché ooteche.

 

Distribuzione e habitat

Diversamente da quanto si potrebbe desumere dal suo nome, non è originario del Nord America ma è stato introdotto in tutto il mondo dall’Africa settentrionale, diffuso principalmente attraverso le navi commerciali. È una specie cosmopolita e la sua diffusione è seconda solo a quella della Blattella germanica. In Italia è più frequente nelle regioni meridionali, specialmente nelle città portuali.
Questi insetti vivono sia all’aperto che in luoghi chiusi e preferiscono ambienti bui e umidi sia freschi che caldi. Si sono adattati a vivere negli edifici (in seminterrati, attorno ai tubi dei bagni, negli scarichi delle fognature), sulle navi, nei ristoranti, nelle drogherie, nelle panetterie, nelle serre e, più in generale, ovunque si preparino o conservino delle derrate alimentari. Negli insediamenti urbani i loro spostamenti si svolgono soprattutto lungo la rete fognaria. Raramente si trovano nelle case, ma dopo forti piogge, si possono verificare anche delle infestazioni di questi ambienti. Occasionalmente sono stati trovati sotto le tegole di tetti e in sottotetti. Possono formare colonie anche enormi, con un numero di individui superiore a 5000 concentrati in un singolo tombino. All’aperto frequentano luoghi umidi e ombreggiati nei giardini, in alberi cavi, cataste di legna, pagliai, mucchi di concime o altro materiale organico.

Rapporti con l’uomo

Lo scarafaggio è morfologicamente predisposto ad agire come vettore meccanico di batteri e altri microorganismi raccolti nella sporcizia che trova sul suo cammino. Oltre a veicolare microbi col corpo, con le zampette spinose e con le lunghe antenne, li dissemina nell’ambiente attraverso le deiezioni e rigurgiti. È portatore di enterobatteri e salmonelle. Il loro materiale fecale, così come i peli e la cuticola, sono fonti di allergie e malattie asmatiche per molte persone. Inoltre il loro odore è molto sgradevole.

Metodi di lotta

Definire il perimetro dell’area su cui intervenire in modo da evitare pericolose fughe in zone adiacenti non infestate e di conseguenza non trattate, che diverrebbero zone rifugio. Prima di iniziare i lavori di disinfestazione, occorre effettuare un attento monitoraggio utilizzando delle trappole collanti o degli spray che abbiano un’attività stanante come ad esempio quelli a base di piretro. Le ooteche sono le forme più resistenti agli agenti ambientali, fisici e chimici, insetticidi compresi. Un mezzo per la cattura è quello di utilizzare trappole con del pane inzuppato di birra come attrattivo.

L'articolo Blatta Americana proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
https://zucchet.eu/disinfestazione-blatte-e-scarafaggi/blatta-americana/feed/ 0
Tarlo del legno https://zucchet.eu/disinfestazione-tarli/tarlo-del-legno/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=tarlo-del-legno https://zucchet.eu/disinfestazione-tarli/tarlo-del-legno/#respond Thu, 12 Dec 2019 11:48:33 +0000 https://zucchet.eu/?p=592 Anobium punctatum, (noto anche come tarlo) è un insetto che si nutre della polpa del legno. La sua disposizione xilofaga è infatti all’origine del più comune appellativo di tarlo del legno, o anche tarlo dei mobili. Di forma cilindrica, con elitre marrone scuro. Raggiunge una lunghezza che varia tra i 3 e i 5 mm. Il pronoto è simile ad un cappuccio da frate che copre […]

L'articolo Tarlo del legno proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
Anobium punctatum, (noto anche come tarlo) è un insetto che si nutre della polpa del legno. La sua disposizione xilofaga è infatti all’origine del più comune appellativo di tarlo del legno, o anche tarlo dei mobili.

Di forma cilindrica, con elitre marrone scuro. Raggiunge una lunghezza che varia tra i 3 e i 5 mm. Il pronoto è simile ad un cappuccio da frate che copre la testa dell’insetto. Le antenne sono separate alla base e caratterizzate dal fatto che gli ultimi tre articoli sono considerevolmente più lunghi e larghi dei precedenti.

Gli esemplari femmina di A. punctatum depongono le uova (tra le 20 e le 60) in vecchi fori di sfarfallamento e/o in fessurazioni del legno. Dopo 4-5 settimane le larve appena schiuse penetrano all’interno scavando gallerie dal diametro di appena 1-2 mm, ivi stanziano fino a metamorfosi completa. Le larve si nutrono di cellulosa ed amido, e depositano fibre di legno ed escrementi, ovvero il “rosume”. Solamente quando la larva raggiunge la forma adulta (primavera e autunno) fuoriesce dal legno per sfarfallare all’esterno, lasciando dei caratteristici fori, dal diametro di 2 mm circa, indicativi del suo passaggio. Il rosume è scarso e i depositi granulari sono a forma di limone. Le larve di Xestobium rufovillosum, invece presentano colore bianco e corpo molle e una forma quasi scarabeiforme e si nutrono di cellulosa, emicellulosa e lignina; sostanze organiche molto complesse digeribili grazie a particolari enzimi molto potenti. L’incubazione all’interno del legno può durare anche più di 3-4 anni.

La presenza dei fori sulla superficie legnosa è indicativa quindi di uno sviluppo già terminato. All’interno del legno restano infatti soltanto le gallerie vuote, gallerie che rappresentano una grave minaccia sia per la salute di fusti vivi che per l’integrità della mobilia e di qualsiasi manufatto in legno, in quanto compromettono le funzioni vitali nei primi e la stabilità e robustezza nei secondi. Le condizioni di temperatura minima necessaria all’accrescimento del tarlo del legno è di 13-14 °C e l’umidità relativa deve essere superiore al 50%.

In generale A. punctatum predilige deporre le uova nel legno situato in ambienti domestici perché questo è di più facile digeribilità e lontano da condizioni atmosferiche sfavorevoli. Il variare della temperatura rende impossibile tracciare una cronologia assoluta della metamorfosi di A. punctatum, cosicché possono verificarsi episodi di sfarfallamento anticipati o ritardati rispetto alla norma.

Difesa dai danni

Per bloccare un’infestazione di A. punctatum ci si orienta frequentemente all’utilizzo di appositi insetticidi, come la Permetrina. Gli insetticidi in forma liquida agiscono solo sugli insetti allo stadio adulto o allo stadio pupale che sono già migrati alla superficie del legno (di solito tra i mesi di marzo e maggio) e possono attaccare o rovinare la superficie esterna del legno. I trattamenti, oltre a raggiungere facilmente anche gli esemplari più interni indipendentemente dallo stadio larvale in cui si trovano, non rovinano il legno.

La conformazione dell’Ovopositore delle femmine permette l’ovodeposizione soltanto nelle piccole fenditure. Il materiale legnoso levigato o trattato con smalti, resine e vernici risulta inattaccabile da questa specie.

Un sistema di lotta ecologica, ovviamente per pezzi di piccole dimensioni, consiste nel riporre l’oggetto infestato in un Congelatore per alcuni giorni. La bassa temperatura infatti uccide le larve ma occorre preventivamente valutare i danni che il freddo potrebbe provocare ai manufatti. L’ultimo metodo introdotto per la lotta agli anobidi in generale, tra cui l’anobium punctatum, è il metodo anossico. Questo sistema, introdotto nell’ultimo quindicennio, ha il vantaggio di essere contemporaneamente innocuo per i materiali, ma efficace con l’insetto infestante in ogni stadio di vita: uova, larva, pupa e adulto.

Danni causati da un attacco di Anobium punctatum su un tavolo in noce

Oggi ci sono nuovi trattamenti per la disinfestazione dei tarli tramite calore, come il trattamento a microonde e termico ad aria calda. Tali trattamenti sono impiegati per eliminare in modo ecocompatibile e definitivo i tarli e altri parassiti dannosi in tutte le loro forme biologiche (uovo, larva, pupa, adulto) che attaccano mobili antichi, travi, capriate, boiserie, parquet e tutti i manufatti di arredo in legno. La disinfestazione tramite le Microonde avviene sfruttando l’energia elettromagnetica per scaldare l’oggetto. Trattandosi di applicazioni in tempi molto brevi anche un piccolo errore può danneggiare il manufatto. Inoltre la presenza di oggetti metallici può provocare bruciature. Il trattamento aerotermico porta alla temperatura desiderata di 57 °C il manufatto in maniera omogenea e non risente della presenza di metalli. È inoltre solitamente più economico.

L'articolo Tarlo del legno proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
https://zucchet.eu/disinfestazione-tarli/tarlo-del-legno/feed/ 0
Blattella germanica https://zucchet.eu/disinfestazione-blatte-e-scarafaggi/blattella-germanica/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=blattella-germanica https://zucchet.eu/disinfestazione-blatte-e-scarafaggi/blattella-germanica/#respond Tue, 03 Dec 2019 09:26:52 +0000 https://zucchet.eu/?p=567 Blattella germanica è una piccola specie di scarafaggio della famiglia Blattellidae dalla forma snella e allungata le cui dimensioni variano da 1,3 cm a 1,6 cm di lunghezza, di colore marrone chiaro in alcuni casi tendente al rosso. Essa è anche detta Blatta o Blattella germanica, Blatta o Blattella fuochista, o semplicemente Fuochista, Mangiapane e/o Mangiapane della cucina o Mangiapane delle cucine.   Descrizione La testa piccola rispetto al resto del corpo è caratterizzata da lunghe […]

L'articolo Blattella germanica proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
Blattella germanica è una piccola specie di scarafaggio della famiglia Blattellidae dalla forma snella e allungata le cui dimensioni variano da 1,3 cm a 1,6 cm di lunghezza, di colore marrone chiaro in alcuni casi tendente al rosso. Essa è anche detta Blatta o Blattella germanica, Blatta o Blattella fuochista, o semplicemente Fuochista, Mangiapane e/o Mangiapane della cucina o Mangiapane delle cucine.

 

Descrizione

La testa piccola rispetto al resto del corpo è caratterizzata da lunghe antenne molto mobili; anche il torace è piccolo e la sua parte dorsale (pronoto) presenta due strisce nere che la rendono facilmente riconoscibile. L’addome molto sviluppato rappresenta circa il 50% del corpo ed è diviso in settori.

Queste neanidi, nel giro di 40 giorni dalla nascita passano attraverso alcune mute (5-7) raggiungono lo stadio adulto e, dopo meno di dieci giorni le femmine cominciano a deporre nuove ooteche. L’intervallo tra la deposizione di un’ooteca e la successiva è di circa 3 settimane. Le ooteche vengono generalmente nascoste in posti sicuri, difficilmente raggiungibili, e risultano tra l’altro praticamente impermeabili nei confronti dei normali prodotti insetticidi. Qualora non sia disponibile un luogo idoneo per la deposizione, la femmina può portarsi appresso l’ooteca per un breve periodo di tempo.

I due sessi sono facilmente distinguibili e per dimensioni (la femmina raggiunge una lunghezza maggiore e ha l’addome più largo) e per alcune caratteristiche: nella femmina l’addome è arrotondato ed è completamente ricoperto dalle ali mentre nel maschio i settori terminali dell’addome non sono coperti dalle ali e l’addome stesso risulta più snello.

 

Biologia

Questa blatta presenta ali in entrambi i sessi; esse sono ben sviluppate ma vengono utilizzate solo se la blatta viene disturbata o nel caso di salti e/o cadute dall’alto. È onnivora e la sua vita mediamente si aggira attorno alle 30 settimane. La Blatta germanica è molto prolifica: una femmina nel suo completo ciclo vitale produce fino a 8 ooteche contenenti dalle 30 alle 40 uova che si schiudono in circa 20 giorni. In questo modo in poche decine di giorni una femmina è in grado di dar vita ad una colonia di centinaia di individui. È uno scarafaggio molto attivo, scattante e rapido nei movimenti ed è dotato di ventose che gli permettono di muoversi anche sui muri o sul soffitto. Reagisce in modo pronto agli stimoli esterni anche a quelli acustici. Come la maggioranza delle blatte, questa specie è lucifuga: non ama cioè l’esposizione alla luce, per cui svolge le sue attività preferibilmente di notte, o comunque in situazioni scarsamente illuminate. Particolare e caratteristica è la necessità di rifugiarsi in fessure che permettano di sentire il contatto con la parte dorsale del corpo (tigmotattismo). Altra necessità per la blatta germanica è la presenza di cibo, di conseguenza è usuale trovarla in bar, ristoranti, magazzini di derrate, ma molto frequentemente anche nelle abitazioni, in punti umidi e caldi (per questo chiamata blatta fuochista) come ad esempio tinelli, spazi dietro e sotto frigoriferi o lavatrici, bagni.

 

Fonti: Wikipedia

L'articolo Blattella germanica proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
https://zucchet.eu/disinfestazione-blatte-e-scarafaggi/blattella-germanica/feed/ 0
Danni da processionaria https://zucchet.eu/disinfestazione-processionaria/danni-da-processionaria/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=danni-da-processionaria https://zucchet.eu/disinfestazione-processionaria/danni-da-processionaria/#respond Tue, 26 Nov 2019 09:17:18 +0000 https://zucchet.eu/?p=563 La processionaria è un insetto che parassita e danneggia le piante, in particolare pino e quercia. Il nome scientifico del parassita del pino è Traumatocampa pityocampa e Thaumetopoea processionea per il parassita della quercia. La sua azione è defoliante nei confronti degli alberi che aggredisce e ha un’azione negativa anche per la salute umana: le […]

L'articolo Danni da processionaria proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
La processionaria è un insetto che parassita e danneggia le piante, in particolare pino e quercia. Il nome scientifico del parassita del pino è Traumatocampa pityocampa e Thaumetopoea processionea per il parassita della quercia. La sua azione è defoliante nei confronti degli alberi che aggredisce e ha un’azione negativa anche per la salute umana: le larve presentano peli urti canti che sono posizionati sul dorso e agiscono nei confronti della cute, dei polmoni e degli occhi. Il parassita libera peli urticanti i quali cadono per gravità sulla persona che ammina nel bosco sotto gli alberi infestati, oppure può essere la persona stessa, spinta dalla curiosità, a toccare con le ani i nidi che sono sui rami della quercia. I peli sono anche trasportati dal vento a distanza. Il danno da processionaria si manifesta nel periodo primavera estate. Poiché l’effetto sulla salute è considerato di entità medio – alta, specie per le complicazioni polmonari e oculari, lo Stato ha da anni reso obbligatoria la lotta alla processionaria del pino (invece la processionaria della quercia non è oggetto di lotta). Fermo restando che questa dicotomia non ha molta ragione d’essere, ricordiamo che la norma che impone la lotta al parassita è il D.M. 30 ottobre 2007. Inoltre, i Comuni possono emettere rdinanze specifiche sul tema, eventualmente ampliando la lotta anche alla processionaria della quercia.

 

L‘INDAGINE DI SANITÀ PUBBLICA

In data 6 agosto 2008 un ospedale periferico dell’ASL di Forlì ha segnalato al Servizio di Igiene Pubblica (di seguito S.I.P.) l’accesso al Pronto soccorso di una bambina che presentava lesioni cutanee caratterizzate da eritema, riconducibili al contatto con peli di processionaria. Gli accompagnatori della bimba riferirono che altre persone del gruppo mostravano le stesse lesioni. A quel punto il S.I.P. ha iniziato un’indagine epidemiologica che ha evidenziato che in una zona appenninica limitrofa, ricadente nel territorio della confinante ASL di Cesena, erano presenti due case gestite da ·Enti religiosi, poste a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra: queste erano state affittate, nei mesi di giugno/agosto, a gruppi parrocchiali e scout di varia provenienza. Le case per vacanze sono inserite in un territorio boschivo dove è presente la processionaria della quercia. In tale area l’Amministrazione Provinciale aveva provveduto ad effettuare, nei mesi precedenti, trattamenti larvicidi contro
la processionaria e ad apporre lungo le strade di accesso cartelli che segnalavano la presenza di processionaria,
suggerendo le cautele da porre in atto. Inizialmente sono stati rintracciati i gestori delle due case, ai quali è stato
chiesto di inviare la lista dei gruppi che avevano affittato le case, indicandone il responsabile e un recapito telefonico. Successivamente ogni responsabile è stato rintracciato telefonicamente e le domande hanno riguardato:

  • il numero dei componenti del gruppo;
  • il numero di persone che durante il soggiorno avevano accusato disturbi suggestivi di lesioni da processionaria;
  • il numero di persone che durante il soggiorno avevano accusato lesioni quali eritema, pomfi e vescicole.

La prima domanda serviva per conoscere il numero dei soggetti potenzialmente esposti alla processionaria. La seconda era stata formulata per capire se gli interessati conoscevano il problema processionaria o se ne erano stati informati da qualcuno in modo adeguato. La terza domanda serviva per capire se c’erano stati contatti riconducibili alla processionaria, a prescindere dalla consapevolezza o meno del problema.

  • Per ogni casa è stata disegnata una tabella in cui si è indicato la settimana di utilizzo di ogni gruppo, il numero di
    presenze settimanali, il numero di soggetti che hanno manifestato lesioni riconducibili alla processionaria.
  • Nella casa 1 sono stati coinvolti da lesioni da processionaria 3 gruppi sui 6 che si sono succeduti; invece, nella
    casa 2 sono stati coinvolti 5 gruppi su 10. Solo nella settimana dal 6 al 12 luglio c’è stata l’infestazione simultanea
    dei gruppi delle due case. Non tutti i gruppi sono stati colpiti allo stesso modo: in particolare un gruppo della
    casa 2 è stato totalmente colpito nella settimana del 29 giugno – 5 luglio.
  • Le presenze complessive nelle due case sono state 710 e i malati 160: il 20 degli ospiti è stato colpito da processionaria. Calcolando però gli stessi parametri separatamente nelle due case possiamo concludere che la casa 1 era più infestata in quanto i suoi risiedenti sono stati colpiti per il 34 (85malati su 245 presenze), mentre i residenti della casa 2 sono stati colpiti per il 16 (75 malati su 465 presenze). Inoltre, alcuni di questi gruppi hanno
    anche segnalato che alcune persone sono state inviate al Pronto soccorso, o del vicino ospedale o del capoluogo di provincia.
  • A questo punto abbiamo richiesto la consultazione dei referti del Pronto soccorso del periodo 1 giugno 2008 – 30
    agosto 2008, attingendo ai referti dove erano dichiarate manifestazioni cutanee, per valutare se effettivamente erano reali gli accessi dichiarati dai responsabili dei gruppi e per capire come erano stati refertati dal medico.
    La conclusione è stata che i casi arrivati in Pronto soccorso erano stati genericamente ricondotti a lesioni cutanee
    da insetti e sottoposti a terapia corti sonica e antiistaminica.

 

CONSIDERAZIONI

Sulle lesioni da processionaria si possono fare alcune considerazioni, la prima delle quali è epidemiologica/geografica.

Le due case per vacanze sono nel territorio dell’ASL di Cesena, mentre gli ospedali utilizzati dai malati sono dell’ASL di Forlì e il diverso accesso è giustificato dalla vicinanza geografica. Inoltre, i gruppi che hanno usato le case sono di provenienza provinciale ma anche extra pro·Xtinciale (Ravenna, Rimini, Pesaro, Peru.~·ia, BOlogna). Quindi, persone di provenienza provinciale ed extraprovinciale hanno soggiornato nelle due case per un periodo breve, si sono ammalate e sono poi rientrate a casa. Considerato che i gruppi sono scout e arrocchiali, senza la presenza di genitori e con un periodo limitato di permanenza, gli accompagnatori tendono non tanto a sottovalutare i problemi di salute, ma a limitare al massimo l’accesso al Pronto soccorso, perché questo comporta perdita di tempo, preoccupazione per i genitori che telefonano la sera ai figli, allontanamento degli educatori per alcune ore: spesso i gruppi sono anche scarsamente dotati d’automobili e ciò limita il movimento degli educatori stessi. Per questi motivi anche manifestazioni cliniche di un certo rilievo non giungono all’attenzione dei sanitari del luogo. A conferma di ciò possiamo riportare il caso di un ragazzo che presentava, a fine soggiorno, un centinaio di pomfi e vescicole e che è stato inviato al Pronto soccorso di residenza solo dopo il rientro a casa, quando i genitori hanno personalmente valutato le sue condizioni cliniche. Durante la settimana gli accompagnatori avevano correttamente provveduto a somministrargli antistaminici orali, ma non l’avevano portato al Pronto soccorso. Questo caso evidenzia anche che l’accesso, dopo il soggiorno, ad un Pronto soccorso distante decine di chilometri dal luogo dell’infestazione porta inevitabilmente ad una perdita, ad una dispersione di dati ed informazioni sanitarie. Se invece tutti i malati si recassero nello stesso tempo e nello stesso luogo dell’infestazione, l’indagine epidemiologica potrebbe partire. La seconda considerazione consiste nel fatto che il problema della processionaria spesso non è noto a chi non è residente del territorio: quindi, arrivare in una casa per vacanze ignorando il problema, incontrando per strada dei cartelli che avvisano del pericolo non è il corretto sistema per essere informati. Poi il gestore stesso della casa o conosce poco il problema e non informa, oppure conosce il problema ma convivendoci da anni lo sottovaluta e non informa. Il risultato finale è una collettiva sottovalutazione: il gruppo che subentra nella casa per vacanze è informato del problema solitamente dal gruppo che gli cede la casa e, quindi, l’informazione si basa sul passaparola fra i capogruppo e la prevenzione si basa sul senso di responsabilità degli accompagnatori e sull’ubbidienza di bambini e ragazzi. Questo tipo di prevenzione spontanea e autogestita però non può essere accettata, e sicuramente non lo è dai genitori di ragazzi e bambini che a seguito dei peli urticanti hanno passato giorni di vacanze a grattarsi, a dormire male, invece che a riposarsi. La terza considerazione riguarda la difficoltà del S.I.P. nella valutazione degli accessi al Pronto soccorso per effettuare un’indagine retrospettiva sul problema o per individuare accessi sentinella che possono rappresentare un campanello d’allarme sul problema. Ogni medico referta in base alle proprie conoscenze e per il medico di pronto soccorso il problema della processionaria non è certo paragonabile a un trauma cranico o a un infarto. Così molte lesioni da processionaria sono refertate come pomfi causati da insetti e difficilmente sollevano dubbi a chi andrà a leggere i dati di accesso, favorendo la non emersione del problema. Infine, è da ricordare che il problema non interessa solo ragazzi ed educatori che soggiornano nell’area infestata, ma anche i loro accompagnatori, che in genere approfittano del viaggio di significa che anche i genitori possono riportare lesioni da processionaria. A conferma di ciò abbiamo appurato un caso di 4 genitori che hanno accompagnato i figli e sono rimasti in zona per un pic-nic: 3 dei 4 genitori hanno manifestato lesioni da processionaria e uno ha dovuto rivolgersi al medico di famiglia, sottoponendosi a una terapia di 7 giorni a base di cortisone, per lesioni diffuse a tutto il corpo.

 

CONCLUSIONI

Possiamo quindi concludere che pur in presenza di un’infestazione con effetti anche seri per la salute esistono una serie di fattori che portano inevitabilmente a non far emergere il problema, e li possiamo così schematizzare:

  • il periodo breve di vacanza;
  • la sottovalutazione diffusa o l’ignoranza del problema;
  • la difficoltà nel raggiungere un Pronto soccorso;
  • un’inidonea refertazione del medico del Pronto soccorso;
  • accessi al Pronto soccorso effettuati solo dopo il ritorno a casa, lontano dal territorio dell’infestazione, epicentro del disagio.
  • parassita che portano a effettuare una lotta alla processionaria che non si può definire assolutamente completa perché fatta con pochi mezzi e poco personale e in ogni caso non proporzionata all’entità dell’infestazione.
  • Il tutto porta a una scarsa conoscenza del problema sia dei medici ospedalieri, sia dei medici di sanità pubblica, sia degli utenti di case per vacanze e il risultato è che i singoli devono affrontare le conseguenze sanitarie e i costi personalmente senza che scatti la risposta della sanità pubblica.

Sarebbe, invece, auspicabile, nei territori colonizzati da Processionaria, una corretta informazione del problema all’inizio di ogni campo-vacanze, accompagnato da una migliore lotta alla processionaria e, nel caso di impossibilità a ridurre il parassita, occorrerebbe vietare l’uso di case per vacanze poste in vicinanza a focolai di infestazione o giungere addirittura all’interdizione dell’uso pubblico di quelle aree boschive in cui l’infestazione è massicciamente diffusa e non debellabile.

Parallelamente la lotta preventiva è poco efficace e a ciò concorrono i costi.

L'articolo Danni da processionaria proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
https://zucchet.eu/disinfestazione-processionaria/danni-da-processionaria/feed/ 0
Derattizzazione e disinfestazione topi https://zucchet.eu/disinfestazione-cimici-dei-letti/derattizzazione-e-disinfestazione-topi/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=derattizzazione-e-disinfestazione-topi https://zucchet.eu/disinfestazione-cimici-dei-letti/derattizzazione-e-disinfestazione-topi/#respond Tue, 19 Nov 2019 20:32:30 +0000 https://zucchet.eu/?p=560 Le operazioni di derattizzazione comprendono tutta una serie di operazioni di tipo chimico, fisico e meccanico mirate al controllo dei roditori sinantropi ritenuti infestanti. Le specie infestanti sono essenzialmente tre: Rattus norvegicus, comunemente noto come ratto di fogna, è una specie infestante cosmopolita e rappresenta attualmente l’infestante dominante nei contesti urbani e industriali e presenta […]

L'articolo Derattizzazione e disinfestazione topi proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
Le operazioni di derattizzazione comprendono tutta una serie di operazioni di tipo chimico, fisico e meccanico mirate al controllo dei roditori sinantropi ritenuti infestanti.

Le specie infestanti sono essenzialmente tre:

  • Rattus norvegicus, comunemente noto come ratto di fogna, è una specie infestante cosmopolita e rappresenta attualmente l’infestante dominante nei contesti urbani e industriali e presenta un regime trofico onnivoro, con la capacità di intaccare i materiali più disparati.
  • Rattus rattus, comunemente noto come ratto dei tetti o ratto nero, è stata una specie infestante dominante prima dell’arrivo in Europa del ratto di fogna (XVIII secolo) che praticamente è entrato in competizione con il ratto nero che è stato relegato prevalentemente alle realtà rurali. La dieta è prettamente granivora e frugivora;
  • Mus domesticus, noto come topolino delle case, è una specie legata agli ambienti chiusi e confinati dove si nutre di ogni tipo di derrate alimentari conservate dall’uomo.

Il controllo dei roditori è una procedura assolutamente necessaria ai fini igienico-sanitari che deve essere attuata sempre maggiormente a scopo preventivo nei siti sensibili ad infestazione.

Nelle attività di lavorazione, stoccaggio e vendita di alimenti il controllo degli infestanti rappresenta già un del piano di autocontrollo (HACCP).

Ogni ambiente in cui deve essere applicato un piano di controllo rappresenta un contesto particolare nel quale non devono essere analizzati unicamente gli aspetti tecnici del trattamento (finalizzati alla risoluzione del problema), ma devono essere analizzati tutti gli aspetti per la garanzia della sicurezza e della salute della popolazione.

RISCHI SANITARI

Ogni intervento di derattizzazione finalizzato ad ottenere un aumento di mortalità all’interno della popolazione murina non è scevro di rischi per l’uomo e per gli animali. Tali rischi possono essere riassunti in tre categorie:

  • rischi meccanici, dovuti prevalentemente alle trappole a molla. In ambiente scolastico questo rischio non deve assolutamente essere sottovalutato in quanto, date le ridotte dimensioni delle dita dei bambini, queste trappole possono essere causa di fratture e lesioni da schiacciamento;
  • rischi chimici, dovuti all’impiego e alla potenziale dispersione nell’ambiente di sostanze tossiche o comunque farmacologicamente attive;
  • rischi biologici, dovuti al rischio di morsi e contatti con liquidi biologici (urine, feci e sangue) potenzialmente infetti provenienti da esemplari catturati, ancora vivi, attraverso trappole a bascula o a gabbietta o da esemplari morenti.

In ambito scolastico è comunque opportuno controllare la popolazione murina attraverso l’impiego esclusivo di erogatori di sostanze tossiche e di pannelli collanti (cattura meccanica). Gli interventi di derattizzazione con mezzi chimici negli ultimi decenni hanno subito un radicale cambiamento passando dall’impiego di sostanze tossiche con meccanismo di avvelenamento acuto, attraverso l’impiego di sostanze quali la stricnina, i fosfuri (derivati da reazioni del fosforo con i
metalli), la scilla rossa, gli arseniati, i sali di bari o e di tallio e il cloralio all’utilizzo di sostanze ad effetto sub-cronico quali gli anticoagulanti ad azione sul metabolismo della vitamina K.

Il passaggio da sostanze tossiche acute a sostanze tossiche ad azione subcronica (anticoagulanti) ha avuto importanti risvolti in termini di sicurezza in quanto ha permesso di ridurre notevolmente la tossicità delle esche e di disporre in caso di avvelenamenti accidentali o voluttuari di un antidoto rappresentato dalla vitamina K1, oltre alla possibilità di supportare l’intossicato con emotrasfusioni. Inoltre, la concentrazione di anticoagulanti nei topicidi (0,005 di ingrediente attivo) è talmente bassa che occorre ingerire una quantità notevole di prodotto per avere effetti tossici

Clinicamente significativi.

L’utilizzo degli anticoagulanti ha poi un duplice aspetto positivo oltre a quello della sicurezza, ossia quello di non
innescare nella popolazione murina la diffidenza per l’esca suscitata dalla spiccata neofobia delle specie afferenti al genere Rattus. In effetti l’intossicazione da anticoagulanti si concretizza quando tutte le riserve di vitamina K dell’organismo sono esaurite (in alcune formulazioni erano presenti sinergizzanti antibiotici aventi lo scopo di distruggere la flora intestinale capace di sintetizzare vitamina K) e quindi aumenta il tempo di coagulazione e diminuisce la protrombina. Seguono quindi fenomeni emorragici diffusi che conducono a morte. Nonostante gli anticoagulanti
rappresentino un ottimo compromesso fra efficacia e sicurezza è sempre necessario ricordare che la sicurezza non è
mai troppa in particolare nei siti dedicati ai bambini. L’utilizzo di piastre collanti è quindi il metodo di controllo meno pericoloso per la popolazione scolastica in quanto:

  • permette di catturare fisicamente l’infestante;
  • non rappresenta una fonte di pericolo chimico, tutt’al più in caso di contatto con la colla si verifica un banale imbrattamento risolvi bile con il lavaggio dell’area interessata con comuni solventi (es. benzina rettificata). La benzina però non deve essere utilizzata, per motivi tossicologici,
    nei bambini in particolare in quelli che afferiscono alle scuole dell’infanzia.

Indipendentemente dalla tipologia del mezzo di controllo che si utilizza è assolutamente necessario e obbligatorio segnalare ogni punto di controllo, numerandolo e indicandone il meccanismo d’azione e i potenziali pericoli e l’eventuale terapia. Inoltre, è necessario che a tutti gli ingressi degli istituti siano affissi almeno cinque giorni prima dell’inizio dell’intervento un avviso che precisi l’attivazione di un piano di controllo della popolazione murina; in particolare nelle scuole sarebbe assolutamente necessario che i dirigenti scolastici diramassero una comunicazione alle
famiglie con l’intento di avvisare l’inizio di una derattizzazione preventiva all’interno degli ambienti scolastici. L’avviso
oltre a contenere informazioni tecniche dell’operazione e la ditta esecutrice dei lavori, deve individuare, senza
allarmismi, i rischi potenziali e fornire un numero di telefono utile in caso di contatti accidentali o malori che possano avvenire agli allievi una volta usciti dalle strutture scolastiche in seguito a contatti o ingestioni avvenute per curiosità.

TECNICHE OPERATIVE

Purtroppo, molte ditte eseguono le operazioni di derattizzazione negli ambienti scolastici con gli stessi standard che
utilizzano per ambienti industriali frequentati esclusivamente da adulti. Ogni piano di derattizzazione deve prevedere sempre quattro fasi:

  1. monitoraggio: finalizzato ad individuare le criticità ambientali, i siti a maggior rischio di infestazione e la specie ritenuta infestante. Sempre in questa fase è necessario andare ad evidenziare anomalie strutturali ed
    ambientali che potrebbero concorrere a infestare i locali e che dovrebbero essere risolte primariamente;
  2. progettazione: finalizzata ad individuare la tipologia e la dislocazione dei punti di controllo. Ogni punto
    deve essere riportato su una pianta dei locali che deve essere conservata presso la ditta esecutrice dei
    lavori, l’istituto in oggetto e la slirezione didattica. In caso di impiego di esche avvelenate, è in questa fase che devono essere decisi anche il tipo di esca e il principio attivo. Particolarmente utile sarebbe, a progettazione ultima (prima dell’installazione delle stazioni di controllo), richiedere un parere sulla progettazione al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (SISP) dell’AS.L. al fine di ottenere sia un parere tecnico di funzionalità che di
    sicurezza;

  1. fase operativa: una volta ottenuti i vari consensi e pareri si procede all’installazione dei punti di controllo e della segnaletica necessaria;

fase manutentiva: consiste nel periodico controllo delle stazioni al fine di controllare l’integrità dei box, il saldo fissaggio a parete o suolo e l’asporto dell’esca (per le stazioni con esche tossiche) o la cattura di infestanti (per le trappole meccani- che). La disposizione e la tipologia delle stazioni di controllo sono fondamenta li per un buon piano di derattizzazione preventiva. Per quanto riguarda la disposizione essa varia in base alla tipologia di ambiente e alle caratteristiche di utilizzo. In linea di principio generale è buona norma evitare, negli ambienti scolastici (al chiuso o all’aperto) di scegliere siti troppo appariscenti che possano palesemente attivare l’innata curiosità dei bambini. Per quanto concerne le tipologie di controllo è bene precisare che queste devono corrispondere alle esigenze di sicurezza degli ambienti (vedi Tabella); negli ambienti esterni possono essere ammesse con assoluta tranquillità tecniche di controllo che prevedano l’impiego di sostanze anticoagulanti (sempre bandite polveri traccianti, tossici acuti, avvelenamento di liquidi) preferendo principi attivi di prima o seconda generazione formulati in esca solida (con concentrazione del principio attivo del 0,005) fissabile all’interno dell’erogatore d’esca (vedi Figura). L’utilizzo di esche solide ancorabili all’interno della stazione di avvelenamento (rat blok, salsicciotti paraffinati, ecc.) aumenta considerevolmente la sicurezza della derattizzazione in quanto il roditore non può estrarre l’esca dall’erogatore per trasportala all’internò delle tane evitando di conseguenza dispersioni accidentali delle esche al di fuori degli erogatori per abbandono durante il trasporto. L’estrazione delle esche si verifica abbastanza facilmente quando si utilizzano buste contenenti farinati o pasta in presenza di Rattus norvegicus e rappresenta la fonte di pericolo maggiore per gli allievi e per la fauna selvatica. La dislocazione ambientale di esche avvelenate deve seguire precise regole di sicurezza che revedono l’immissione ambientale di tali esche esclusivamente all’interno di contenitori che devono avere .i seguenti
requisiti:

  • costruiti in materiale plastico o di acciaio resistente alle basse e alte temperature ambientali e agli urti;
  • dotati di chiusura a chiave;
  • all’interno, di sistemi di contenimento della formulazione topicida;
  • avere aperture che consentano l’accesso esclusivamente alle specie target;
  • essere ancorati al suolo o a parete mediante tasselli, o a supporti fissi con fascette metalliche. Ancoraggi
    con silicone o fascette in plastica non garantiscono gli standard minimi di fissaggio e ambedue i materiali risentono fortemente della degradazione termica e luminosa ambientale;
  • riportare indicazioni di pericolo;
  • essere di forma e colore poco appariscenti.

All’interno del dispensatore deve essere inserita una dose congrua di esca, evitando eccessi che favoriscono la dispersione accidentale del prodotto oltre a rappresentare un pericolo maggiore in caso di effrazione del
contenitore. Le stazioni devono essere ispezionate, in base al sito e alla gravità del rischio d’infestazione, almeno una volta ogni 30-90 giorni; un’ispezione ogni 60 giorni rappresenta un buon compromesso per una derattizzazione
preventiva in aree a medio-basso rischio. Negli ambienti chiusi con destinazione d’uso didattica, il controllo dei roditori a
scopo preventivo non è necessario, mentre deve essere attuato qualora si riscontri direttamente (avvistamenti) o indirettamente (presenza feci, urine, rosicchiature) una presenza infestante. Qualora fosse necessario un controllo dei roditori, sarà necessario predisporre stazioni di controllo meccaniche dotate di piastra collante (possibilmente aromatizzata) posizionata in adeguati contenitori di protezione. L’ispezione di queste stazioni deve avvenire in tempi molto ravvicinati (giornalmente) onde evitare processi putrefattivi, sicuramente anti-igienici, di eventuali animali rimasti catturati. L’ispezione giornaliera non può naturalmente essere eseguita dalla ditta di disinfestazione, ma deve essere incaricato un collaboratore scolastico che provveda, in caso di cattura, ad allontanare tutto il contenitore trappola o a
sostituire la piastra collante. Anche nei locali adibiti a dispensa, cucina e mensa sono bandite le esche tossiche, mentre è necessario adottare tecniche di cattura meccanica quali l’utilizzo di piastre collanti o trappole a cattura multipla. L’utilizzo delle esche tossiche trova limiti applicativi in questa tipologia di locali dovuti a: aumento del rischio di contaminazione chimica accidentale di ambienti e alimenti;

  • infestanti non catturati e quindi una volta ingerita la dose letale di anticoagulante possono morire nei locali o sulle derrate aumentando, di conseguenza, il rischio di contaminazione biologica.

 

CONCLUSIONI

Nonostante troppo spesso ci si imbatta con ditte di disinfestazione che operano nell’incuria delle più semplici norme di sicurezza, preme sottolineare che l’operatore è direttamente responsabile civilmente e penalmente per lesioni o danni che possono derivare per l’omissione colposa o dolosa delle norme di sicurezza. In molti casi sussiste la tendenza a non fissare saldamente gli erogatori per le esche; questo aspetto nelle operazioni in ambienti scolastici rappresenta un
requisito di sicurezza basilare in quanto i bambini possono prendere l’erogatore e scuoterlo permettendo, nel caso dell’utilizzo di esche in bustina, la fuoriuscita della formulazione ratticida che è scambiata per pongo e maneggiata o, addirittura, portata alla bocca. In altre occasioni si presta poca attenzione alla comunicazione degli interventi e alla sensibilizzazione della popolazione per i rischi potenziali derivanti dalle operazioni di sanificazione. Lacune sono poi rilevabili sui cartelli posizionati per ogni punto esca: sovente riportano informazioni non esaurienti e non aggiornate; in tal uni casi vengono fornite indicazioni mediche errate quale l’utilizzo della vitamina P quale antidoto. La vitamina P rappresenta i bioflavonoidi che non rientrano fra i mediatori della coagulazione e non risultano utili nella gestione in caso di avvelenamento. Nella derattizzazione dei locali scolastici la prudenza non è mai troppa ed è necessario inasprire al massimo le norme di sicurezza e di sensibilizzazione al fine di ottenere una riduzione esponenziale dei rischi derivanti dall’impiego di esche avvelenate. Un ambiente sicuro però si può solo ottenere attraverso un’attenta e corretta azione di
monitoraggio e una severa progettazione che non deve mai trascurare gli aspetti di prevenzione ambientale che
puntano a creare ambienti inaccessibili alla penetrazione murina e inadatti alla proliferazione. L’utilizzo di anticoagulanti nelle esche, nonostante gli allarmismi che si creano fra i genitori, è comunque un procedimento sicuro considerata la scarsa quantità di ingrediente attivo presente nelle esche. In effetti, utilizzando un’esca contenente lo 0,005 di p.a. anticoagulante, e considerato che in una stazione di avvelenamento non dovrebbero essere presenti più di circa 50 9 di esca, si ha una quantità di principio attivo pari a 2,5 mg; quantità poco pericolosa, in acuto, anche in
caso di ingestione, assolutamente poco probabile in caso di incidente, di tutta l’esca presente. In ogni caso di ingestione o di presunta ingestione è assolutamente necessario contattare il medico e cercare rapidamente di risalire al principio attivo presente nell’esca e alla quantità di esca presumibilmente ingerita. In ambito ospedaliero è necessario il controllo del tempo di protrombina che se non subisce alterazioni per 24-48 ore esclude l’ipotesi di un avvelenamento.çrave che necessita di cure intensive. Sicuramente non pericolosi sono i dispositivi utilizzati per la derattizzazione di tipo fisico come gli emettitori di onde ultrasonore. Gli ultrasuoni emessi, non udibili all’uomo, rappresentano una fonte di fastidio (neurovegetativo) per topi e ratti che infastiditi dovrebbero abbandonare il locale. Il problema è che questa tipologia di derattizzazione non è funzionante in quanto trova veri e propri ostacoli fisici che creano delle aree di ombra non raggiunte dalla propagazione spaziale delle emissioni sonore. Ostacoli alla propagazione degli ultrasuoni sono semplici ostacoli materiali che si possono riscontrare negli ambienti abitativi o lavorativi, quali scatole, elettrodomestici, muri, ecc. creando innumerevoli spazi adatti ai roditori, senza poi tenere presente che topi e ratti sono maestri nell’evoluzione e nell’adattamento. Nella
migliore delle ipotesi, ammesso che questi dispositivi possano realmente allontanare i roditori infestanti, questi non sarebbero eliminati, ma il problema sarebbe solo differito ad un ambiente limitrofo. Le superfici protette dichiarate dai produttori vanno da 45 a 325 mq, in realtà nella migliore delle ipotesi sono funzionanti entro un metro dalla fonte di emissione sonora. Ne deriva quindi, che nonostante il principio su cui si fonda- no questi dissuasori possa essere scientificamente corretto, al momento i piani di derattizzazione effettuati tramite l’installazione di dissuasori a ultrasuoni o a onde elettromagnetiche sono da ritenersi inefficaci e con nessun risvolto in termini igienico-sanitari per la popolazione. Infine, è necessario precisare che al momento non servono
nuove “armi” per la lotta ai roditori, mentre servono urgentemente nuovi “strateghi” che sappiano utilizzare in scienza e coscienza i materiali offerti dal mercato, tenendo sempre in considerazione che probabilmente, come affermato dal grande naturalista spagnolo Félix Rodriguex de la Fuente, la sconfitta dei ratti avverrà con la fine degli ultimi cadaveri della specie umana.

L'articolo Derattizzazione e disinfestazione topi proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
https://zucchet.eu/disinfestazione-cimici-dei-letti/derattizzazione-e-disinfestazione-topi/feed/ 0
Le cimici dei letti in Italia https://zucchet.eu/disinfestazione-cimici-dei-letti/le-cimici-dei-letti-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=le-cimici-dei-letti-in-italia https://zucchet.eu/disinfestazione-cimici-dei-letti/le-cimici-dei-letti-in-italia/#respond Mon, 11 Nov 2019 11:07:55 +0000 https://zucchet.eu/?p=548 Conosci veramente le cimici? Nella seconda metà del XX secolo, le Cimici dei letti, Cimex lectularius, sembravano scomparse. Le infestazioni nei paesi industrializzati erano diventate così rare che le cimici non furono considerate più un problema di sanità pubblica. Il declino di questo parassita è stato attribuito ai miglioramenti socio-economici verificatisi dopo la seconda guerra […]

L'articolo Le cimici dei letti in Italia proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
Conosci veramente le cimici?

Nella seconda metà del XX secolo, le Cimici dei letti, Cimex lectularius, sembravano scomparse. Le infestazioni nei paesi industrializzati erano diventate così rare che le cimici non furono considerate più un problema di sanità pubblica. Il declino di questo parassita è stato attribuito ai miglioramenti socio-economici verificatisi dopo la seconda guerra mondiale e allo sviluppo degli insetticidi residuali (DDT). Tuttavia, poco prima dell’inizio del nuovo millennio, molti disinfestatori hanno cominciato a notare un aumento del numero di infestazioni della Cimice dei letti.

 

Situazione attuale in Italia:

Negli ultimi anni le infestazioni da parte di Cimex lectularius sono in aumento e iniziano a creare nuovi problemi negli ambienti di soggiorno (alberghi e abitazioni private), così come nei mezzi di trasporto e nelle Comunità (ospedali e carceri).

Il ritorno dell’insetto, dopo un’assenza prolungata, ha preso alla sprovvista i Paesi industrializzati. Attualmente tra le imprese di disinfestazione solo quelle particolarmente attente e competenti hanno l’esperienza pratica per affrontare in maniera professionale la lotta alle cimici. Non solo, anche tra il personale preposto ai controlli pubblici sanitari, non tutti sanno ancora suggerire una corretta opera di profilassi.

Parlare di eradicazione del problema è pressoché impossibile, quando si eseguono le normali operazioni di disinfestazione. Un solo trattamento non è quasi mai risolutivo e il controllo post-trattamento dell’efficacia del lavoro è strettamente legato alla professionalità dell’operatore che ha eseguito il servizio.

Il successo delle operazioni di disinfestazione si ottiene solamente attraverso la combinazione ragionata di strategie miste. Ovvero avvalersi di interventi sia di natura fisico-gestionale che chimica.

Le cimici dei letti giocano un ruolo secondario, se non addirittura nullo, nella trasmissione di malattie all’uomo.

Gli effetti patogeni che derivano dalla puntura delle cimici dei letti sono dovuti, principalmente, a una stimolazione del sistema immunitario che causa fenomeni allergici (edema e eritema locale pruriginoso), conseguenti all’inoculazione di un anticoagulante contenuto nella saliva dell’insetto.

Infestazioni massive e ripetute possono causare stress psicologici.

L'articolo Le cimici dei letti in Italia proviene da Zucchet Disinfestazioni Roma.

]]>
https://zucchet.eu/disinfestazione-cimici-dei-letti/le-cimici-dei-letti-in-italia/feed/ 0